Apologia della forchetta

“sono stupende, guarda, stupende”…(enfasi, tanta enfasi sulle esse e sulle ti)

se non si avesse la descrizione del contesto  che ora fornirò potrebbe sembrare che si si stia parlando delle pennellate di Monet, delle stelle nei cieli dell’Antartide…

L’oggetto di cotanto stupore, invece, ahimè erano delle forchette. Si, delle banali forchette, per carità un oggetto dignitoso nella sua essenza  ma non STUPENDO.

Mi sono sentita in dovere di fare una espressione tipo: oooh lo sto che sto mirando diamanti birmani di indicibile bellezza che non rivedrò mai più. Sapevo di avere una espressione ebete e ho tentato anche un sorriso, piccolo e forzato, come se mi avesse preso un attacco di tetano fulminante.

Io non ce la faccio. Sarò una orribile snob ma qui, nella città di B. i commercianti (non tutti ovviamente) sono inascoltabili, ti mostrano merci come se fossero i mercanti sulla via di Damasco e si esaltano orgasmicamente per oggetti dignitosi ma pur sempre banali. Sarà che la signora in questione mi aveva innervosita sentendola discettare sulla mediocrità della scuola pubblica, sul fatto che la figlia andrà sicuramente alle scuole private perchè la scuola pubblica “maTonna mia “(perchè nella città di B. l’italiano non sempre è la lingua corrente).L’ho sentita lamentare del fatto che non si può lavorare se la gente arriva senza budget (forse non si è accorsa della crisi) e di altre banalità così assurde e “ignoranti” che mi hanno mal disposta nei suoi confronti. Sarei uscita se non fossi stata in compagnia di una persona che la conosceva.

Stupenda…ma sei consapevole che mi stai facendo vedere una forchetta ???

Sono uscita buttando un occhio alla bambina, l’innocente. E per un attimo l’ho vista seduta al banco della scuola privata ad decantare le meraviglie della forchetta…

Poi ho ripensato alla scuola pubblica, quella storta e malmessa dove quest’anno ho anche insegnato e mi è venuta in mente la ragazzina che leggeva Anna Karenina mentre spiegavo anatomia.

Stupenda ho pensato.