Spiegazione non richiesta di divagazioni immaginarie

Il titolo improbabile di questo blog mette insieme due insane passioni che coltivo senza alcuno sforzo indotto, ma che probabilmente sono incastrate nel mio DNA e inviano impulsi al mio cervello, l’arte giapponese e le zucche.

Due cose che messe così, ravvicinate hanno poco in comune.

Ma il seguente post ha la finalità di spiegare (spiegarmi) come le due cose siano in realtà strettamente collegate.

Passione n.1  – l’arte giapponese   – Ukiyoe -

Abbagliata da una mostra che vidi durante il mio periodo milanese, rimasi incastrata nelle parole che capeggiavano all’ingresso:

“Vivere momento per momento, volgersi interamente alla luna, alla neve, ai fiori di ciliegio e alle foglie rosse degli aceri, cantare canzoni, bere sake, consolarsi dimenticando la realtà, non preoccuparsi della miseria che ci sta di fronte, non farsi scoraggiare, essere come una zucca vuota che galleggia sulla corrente dell’acqua: questo, io chiamo ukiyo” -1662 Asai Ryoi

Qui sarebbe facile dire: la zucca è nella spiegazione dell’arte sopracitata quindi hanno una correlazione.

Eh no, la zucca non ha solo un ruolo marginale di rappresentazione di un paragone “come una zucca vuota” me è il vero e proprio strumento per compiere l’impresa, l”oggetto magico, la chiave per la porta del castello, la bottiglietta di alice che la fa piccola piccola e poi grande grande.

La zucca, a discapito di Seneca che la fece vuota e stupida (senza sale in zucca) ha goduto negli anni, nella storia, nella letteratura popolare di immaginari che ben pochi altri ortaggi possono vantare; dalla Jack’ O lantern, al MIstero di Sleepy Hollow,  agli stregoni Hawaiani che ci intrappolano le anime dei morti e te le rivendono, per non parlare  deli Apinayé dell’Amazzonia che credono addirittura che l’uomo discenda dalla zucca. Secondo il loro mito cosmogonico, infatti, in principio erano le cucurbitacee che, gettate nell’acqua
dal Sole e dalla Luna, divennero i primi uomini. (http://caffe.ch/media/STATICHE/ilcaffe/epaper/2011-10-16/053.pdf) .

E così nella mia testa che probabilmente si porta dietro qualche resistenza genetica dell’Amazzonia, la zucca diventa un oggetto magico, ovvero: non si fluttua senza zucca. Una sorta di navicella spaziale per la leggerezza dell’anima.

Ognuno ha bisogno di  immaginare un mondo che ci salvi, una sorta di oltre la siepe..

Ecco, Leopardi aveva la siepe.

Io ho un campo di zucche fluttuanti.

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