Floating….

Da piccola caddi in piscina.

Ero davvero piccola, di una età di cui non si hanno ricordi, tranne alcuni, si dice, quelli più forti (dicono traumatizzanti, ma io ho una altra teoria).

Ero seduta a bordo piscina con una altra bambina e ad un certo punto scivolai lentamente sott’acqua.

E rimasi sul fondo – per poco tempo – ma ci rimasi  e scoprii che il mondo aveva una altra faccia. Distorsioni infinite di luci e gambe, forme anomale e insperate leggerezze gravitazionali.

E il rumore, il rumore del mondo  che suonava una altra musica.

Che meraviglia.

Mi ripescarono quasi subito strattonandomi dal nuovo mondo – e li si che mi spaventai.

Pensarono che da quel momento in poi avrei avuto paura dell’acqua e non ci sarei mai più entrata.

Sbagliarono.

Ci riprovai, infinite e infinite volte a recuperare quella sensazione da nuovo mondo. Ancora adesso se mi trovo in una piscina tranquilla scivolo sul fondo e tento di recuperare quella emozione.

E’ rinfrancante sperare che una distrazione momentanea porti  maldestramente a ritrovarsi da una altra parte, inquietantemente presente eppure sconosciuta.

(date le attuali condizioni psico/vita/lavorative la sensazione di scivolare nel buco acquatico del coniglio bianco si prospetta come soluzione z di svariati piani alfabetici andati male…)

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