Bisogna coltivare il proprio giardino

Dopo gli ultimi periodi furoreggianti di autoaffermazioni e rifiuti di imposizioni sociali ed economiche eccoci giunti alla fine dell’estate , che come capodanno, il compleanno, e qualche altra data simbolica del calendario segna il giro di boa delle programmazioni di vita e se sei disoccupato/precario ti senti in prima fila nell’ adempiere alle tue preghiere.

L’idea al momento non è tanto operativa quanto declarativa, ovvero rinunciare alla forma estatica che ti fanno pronunciare quando entri nel sistema accademico che dice: non avrai altro dio all’infuori di me (il che comprende professori con attitudini da Re Sole, il Dio Denaro che è risaputo all’università è un dio pagano e volgare che non deve esser pronunciato da nessun precario della ricerca, e il lavoro che si traduce in: sebbene qui non guadagni nulla, sei sfruttato e perdi una vita sociale e materiale non pensare di poter fare un altro lavoro perchè quello che si fa qua dentro è una missione…).

Abdicando a tale preghiera e uniformando la missione ad un lavoro che a seconda del corrispettivo pagato risulterà partime e fulltime mi dedico al mio altro lavoro quello per il quale dopo anni di studio e di pratica sono decisamente portata: la paesaggista.

Lontana anni luce dal sistema accademico io come una novella Candide ripeto il mantra Voltariano:

“So anche” disse Candide, “che bisogna coltivare il proprio giardino”.

“Hai ragione” disse Pangloss; ” perchè quando l’uomo fu posto nel Giardino Dell’Eden, ci fu posto ut operateur eum, perchè lo coltivasse ; il che dimostra che l’uomo non è fatto per il riposo”.

“Lavoriamo senza ragionare” disse Martin; “è l’unico modo di rendere la vita tollerabile”.

Tutta la minuscola compagnia condivise quel lodevole disegno; ciascuno si mise a esercitare i propri talenti (…)e a volte Pangloss diceva a Candide: ” tutti gli eventi sono concatenati nel migliore dei mondi possibili (…)” Ben detto” rispose Candide, “ma dobbiamo coltivare il nostro orto”.

E così mi rimetto a disegnare giardini . – al momento ne ho un paio  – ma in mente ho svariate idee su come trasformare il tutto in uno studio a tempo pieno (to be continued), ordinare le attività, dare loro un  piega anche editoriale…

E così alla fine dell’estate al giro di boa autunnale delle programmazione vitale decido che riprendo le armi (nel mio caso cad e zappa) e mi metto ad esercitare il mio talento distribuendo piante e fiori secondo voglie e desideri , sperando di riuscire a democratizzare la bellezza a tutti (un altro progetto per ora top secret)…

…e che le convenzioni accademiche si sciolgano all’ultimo caldo sole….

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