Something that all of us can become in the absence of vigilance

Qualcosa che ciascuno di noi , in assenza di vigilanza potrebbe diventare.
Bella affermazione.
Inquietante lo spettro della risposta.
Nell’ansia di scansare una evoluzione indesiderata e incondivisa mi sforzo giorno dopo giorno di organizzare lavoro testa e animo in un contesto precario (anche se tempo fa scrissi una invettiva sul termine).
Cercando riferimenti nuovi e riprendendo in mano vecchi libri come fossero passi di salmi da ripetere mi è capitato di rileggere Generazione X di Douglas Coupland.
Questo libro è stato una scossa preveggente letto all’alba dei mei vent’anni che si è portato dietro una insana scia, come una bava di lumaca che scivola nella profezia quanto nel condizionamento indotto.
Cercando online materiale ho trovato questo breve saggio del quale cito:
There, “X” was a category of people who wanted to escape a life of status,
money and social climbing. Coupland extended the term – in his book it denotes a
generation born in America in the late 1950s and the 1960s, a generation of then
“twenty-somethings”, resigned to a bleak future. They are overeducated for their
monotone jobs, disillusioned by greediness, exploitation and the pace of the modern
world. Because there was no real war or actual crisis to influence their upbringing,
and because they were the first generation to grow up with a TV set in every room, it
was the mass media that left the biggest mark on their lives – it influences the way
they process experience, the way they think and live. Growing up in the era of
divorce, Ronald Reagan, political scandal and marketing, “X”-ers are desperate to
find some sort of meaning in life. The nuclear threat, among other things, prevents
them from seeing a future for themselves.
The use of the term has since been adopted by the media, though it is generally used
to describe those slightly younger than the protagonists of Coupland’s novel.
Interestingly enough, the term “generation X” is mentioned only once in the book
itself – it is used as the American equivalent of “shin jin rui”, or “new human beings”,
a term Japanese newspapers invented for people in their twenties working in an
office: “We have the same group over here and it’s just as large, but it doesn’t have a
name – an X generation – purposely hiding itself. There’s more space over here to
hide in – to get lost in – to use as camouflage.” (Coupland, Douglas. “Generation X:
Tales for an Accelerated Culture”. London: Abacus, St. Martin’s Press, 2002; page 63).
Today, generation X is many things: to some it pejorative, denoting “slackers”;
some see “X” as white, middle-class kids who grew up in suburbia, went to college,
searched for a career, but ended up working at malls; others claim “X” is a group of
cynical and ironic “twenty-somethings”; some argue that “X” does not exist at all;
some speak of the death of “X” (The New York Times even ran an obituary in 1995
under the headline “The Short Shelf Life of Generation X”, and that same
year even Coupland himself announced its over commercialised death); some talk
about “generation Y”; others say that “X” is the generation of grunge… Coupland,
however, has said that generation X is not a chronological age but “a way of looking
at the world.” It seems that the whole point of “X” is that there never was or will be a
definition.

In sintesi:

Un modo di guardare il mondo di un gruppo di gente sovraistruita sottocupata, cinica e ironica, in cerca di un senso alle loro vite, sfuggendo alle imposizioni sociali del guadagno e dell’aggressività capitalistica, incapaci di agire perchè non contemporanei a nessuna vera rivoluzione, sopraffatti dalla televesione e dall’ansia di catastrofi imminenti.

In analisi:

Sovraistruiti: molti

Sottocupati: moltissimi

Cinici: svariati (anche io)

Ironici: molti meno (ma io si!)

In cerca di un senso alle loro vite: io cerco prima la mia vita poi vedo se ci entra del senso.

In fuga  dalle imposizioni sociali del guadagno e della cultura capitalistica: immagino che la fuga sia finita, anche se corriamo lei non ci insegue più, non siamo buoni nemmeno come consumatori: adesso il target sono i nostri genitori (che con la pensione hanno eccome potere d’acquisto).

Incapaci di agire, non contemporanei a nessuna rivoluzione sopraffatti dalle televisioni: direi meglio assuefatti, anestetizzati, webdipendenti, ossessionati dal terrorismo e dalla roulette russa che ci sembra di vivere ogni cvolta che compriamo un biglietto aereo low cost (potevo con comprarlo a 2,99 €?) sperando che gli obiettivi talebani siano depistati su una  altra imperdibile offerta e non la nostra.

Ci vorrebbe una riposta, ma il libro non la da. Prendo in prestito la frase di apertura di questa divagazione: Something that all of us can become in the absence of vigilance.

Ci divago un po su e poi vi dico.

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