How to dismantle a bomb

Non scendo mai nei dettagli della mia quotidianeità, il perchè non è essenziale, decido di non farlo e mi fermo ad alcuni aneddoti che trovo “divertenti”.

Ieri mattina però, per l’ennesima volta ho dovuto forzatamente ascoltare – perchè di fatto è accaduto nella stanza che occupo e quindi non potevo andare via senza scatenare ulteriori malcontenti che gravano sulla mia condotta – l’ennesimo discettamento personalistico dell’accademico di turno inveente e condannante il regime di protesta che in questi giorni agita l’università, compresa la nostra.

Nella discussione, in cui si sottolineava come i ricercatori e gli studenti in realtà vogliono di fatto restare al punto incui sono invece che seguire il guisto cambiamento che l’università necessita: dobbiamo diventare come gli americani, ho sentito dire (peccato che l’università americana si inserisce nel contesto sociale americano, peccato che le università che ho sentito nominare sono solo quelle per le quali è necessario investire 50.000 dollari all’anno, peccato che su scala nazionale, gli Stati Uniti non hanno una media altissima di laureati almeno non nei termini in cui guardiamo noi Europei – escludendo le università per cuochi, vetriniste, fioristi etc.).

I ricercatori sono solo zavorra, ho sentito dire, certo anche qualche ordinario è zavorra, dovremmo (perchè il via che sengna il passaggio è sempre il Noi)rimanere solo in pochi…

Il dipartimento è stato esente negli ultimi 10 anni di qualsiasi politica di sviluppo scientifico e di ricerca(all’americana , intendo) , di fatto non sono stati costruiti gruppi di ricerca solidi e strutturati , ma si è lavorato moltissimo sul  prestigio del dipartimento. Cammino in un corridoio di uomini anziani e prestigiosi.

Non mi rende soddisfatta. Sono entrata nell’università pensando di trovarci progressismo, democrazia, idee, e sviluppo. Quello che percepisco è un certa attitudine reazionaria oserei pure dire:di destra.

Nel mio silenzio volutamente mantenuto mi sono moorsa le labbra quando ho sentito dire – su questo concordo – che in  questo momento l’elemento diverso da tutte le crisi dell’università è la mancanza di speranza. Quello che mi ha agitata è stato il modo in cui è stato detto che di fatto è un eccesso di malcontento, che è un sentimento diffuso ma che di fatto potrà essere superato…

Ieri sera si è ucciso Monicelli. In un gesto di coerenza con la sua idea di libertà si è liberato prima che fosse fatto prigioniero senza diritto di replica.

La lucidità e onestà intellettuale, sono le due cose che mi hanno sempre affascinato di lui e che ho cercato  forse nell’accademia.

Ieri più che mai disillusa dal ruolo dei Vecchi (intesi come riferimento morale e intellettuale) e dispiaciuta dei fatti ho rivisto questo:

La speranza è una trappoola, è una brutta parola è una trappola inventata dai padroni.Mai avere la speranza. Io spero che finisca con quello che in Italia non c’è mai stata, una Rivoluzione, un riscatto.

Io voglio ancora credere alla onestà intellettuale.

Io aderisco alla protesta.

Sul sito Rete29Aprile e a questo link è possibile trovare informazioni e documenti.

Perchè credo che l’università vada di riformata ma ancora prima credo che vada liberata.

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