Cosa ci fa un gabbiano in una città senza mare?

Io non ascoltavo Simon e Garfunkel da tanto tempo.

Happy Family di Gabriele Salvatores è un bel film e il video che ho inserito è solo l’inizio e in realtà è molto più divertente. Mi ha ricordato in qualche modo Big Fish di Tim Burton (in qualche modo…) quando alla fine dice:un uomo è le storie che racconta.

Ecco, il film a sua volta racconta questo…

Il fatto è che adesso continuo  ad ascoltare Simon & Garfunkel e a ripensare alla battuta di Diego Abatantuono (al quale dopo il ruolo in Io non ho paura affido una poetica inaspettata), cito:

«Il mare non pensa, ed è lì da sempre. Noi invece pensiamo e moriamo»Come a dire che la vita – quando si ferma a ripensare se stessa e si cristallizza in una forma – cessa di essere eterno divenire, e si raffredda in statico simulacro di sé, astrazione sclerotizzata, museificata, rigida pietra tombale. È questo il messaggio più importante di Happy Family, la surreale commedia di Gabriele Salvatores, concepita ossimoricamente come film contro la forma filmica, astrazione armata contro la metafisica, simmetria per incrinare un equilibrio.

Trovare una forma dell’esistenza senza incardinarsi ad essa, impersonare un ruolo senza rimanervi intrappolato, accettare una conclusione senza percepirla come un fallimento.

Mi piacerebbe essere capace di raccontare una storia, in questo film una storia che apparentemente è  inventata in realtà è un continua elaborazione di pezzi sparsi, ricordi, citazioni e alle volte cose perse che non si sapeve nemmeno di possedere e che d’un tratto diventano qualcosa d’altro.

Eppure sono sempre le stesse.

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