Do not think me gentle

Do not think me gentle
because I speak in praise
of gentleness, or elegant
because I honor the grace
that keeps this world. I am
a man crude as any,
gross of speech, intolerant,
stubborn, angry, full
of fits and furies. That I
may have spoken well
at times, is not natural.
A wonder is what it is.

W. Berry

Pressappoco è quello che ho pensato all’inizio della scrittura del progetto Garden Faber.
Garden Faber è una idea che ha preso forma lentamente. E’ iniziata camminando e capendo quello che di fatto non sono. Come tutte le idee si è sedimentata lentamente, è stata oggetto di concentrazione e poi abbandonata. Si è trasformata alla fine ha raggiunto una forma. Certa di dover ricominciare a trasformarsi ancora.

Ecco il primo punto: Bernardo Secchi dice che l’urbanistica si fa con i piedi.  Camminare e guardare, ponendo la base di tutto sul suolo – inteso anche come consapevolezza sulla quale poggiare gli sviluppi futuri.

Dicevo, camminavo e mi sono accorta che in una città come Bari, priva di verde pubblico e priva anche di una buona dose di senso civico, ci sono piccoli esercizi di giardinaggio spontaneo. La curiosità è che queste attività si concentrano nelle aree pertinenti agli edifici popolari.

Mi sono chiesta perchè. L’edilizia popolare coindice nella maggioranza dei casi con una condizione sociale quantomeno difficile, mi sono chiesta come mai in contesti dove le necessità primarie probabilmente risultano difficili (alfabetizzazione, problemi di illegalità, disoccupazione etc.) ci fosse una spinta a coltivare un pezzetto di terra a fini estetici.

Qui arriviamo al secondo punto: non sono un attivista.
Della gente non mi interessa. Non sono una filantropa. Sono interessata al  bene comune, ma come sintomo di una società corretta e civile non come attività personale.

Perchè succede nelle case popolari  dove ci sono case orribili e giornate umane ancora più difficili e non succede nei quartieri residenziali e beneducati?

La bellezza è stata l’unica risposta che mi sono data.
Trasformare lo spazio e trovarne qualcosa di sublime, qualcosa che permetterà a te che ci sei dentro di salvarti.

In città la bellezza è un fiore piantato davanti casa. Spesso in modo stentato, rattoppato, alle volte anche brutto.

Ci siamo fermati in tre a pensarci, io, un fotografo e una giovane architetta scrittrice abbiamo buttato giù una idea di come potevamo entrare in questo percorso di ricerca della bellezza in città.

Abbiamo partecipato al bando Principi Attivi e abbiamo vinto.

Il nostro progetto si chiama Garden Faber, siamo una associazione e lavoriamo con gli inquilini delle case popolari per aiutarli a costruire i loro giardini. Le case popolari sono un inizio. Noi lavoriamo per aiutare le persone a trasformare lo spazio in giardini. A pensare con loro che significa lo spazio verde.

Terzo punto, ecco quello che sono: cerco anche io la bellezza e ho bisogno degli altri per trovarla. No, continuo a non essere una attivista. Ma sono contenta. Io non resto chiusa nell’ università. Ho passato praticamente gli ultimi quattro anni della mia vita rinchiusa in un dipartimento universitario a rimuginare sulla mia ricerca di dottorato e a pensare a quali enormi sistemi intellettuali potessi mettere in fila per elaborare un pensiero teorico ed empirico che traducesse in modo inattacable le difficoltà del rapporto tra uomo e ambiente…Formule, modelli, frames…etc.Dopo quattro anni ho capito che quell’approccio non mi interessa. Non entro del merito della validità. Non mi interessa. Preferisco la semplicità dell’approccio diretto. Sono convinta che la costruzione del progetto Garden faber porterà pressupposti di riflessione enormi. Scriverò certamente un articolo su di questo. Ma al contrario della educazione accademica fin ora ricevuta non ho intenzione di partire dalla teoria. Torno al metodo galileiano: parto dall’esperimento.

Garden Faber è il mio esperimento.

Abbiamo dei fondi, abbiamo tempo (poco) e siamo curiosi.

Per adesso esistiamo solo su facebook:

http://www.facebook.com/home.php?sk=group_184425574932659

Ma stiamo pensando ad un logo, ad un sito e a tutte le attività che potremmo fare…

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