Siamo sinceri ma non migliori

Una accolita di rancorosi* precari della ricerca si incontra ad un incrocio di corridoi illuminati malamente da luci al neon per metà fulminate attorniati da una aria sovraccarica di fiati, calore e odori umani non bene specificati misti a caffè della macchinetta.

C: che bello incontrarvi, finalmente qualcuno giovane che non sia uno studente. Qui siamo isolati e vediamo vecchi, solo vecchi. Bisognerebbe progettare un golpe, organizzarci, farlo e gestire noi l’università.

Io: si non sarebbe difficile liberarci di Loro. Non servono leggi e riforme. La soluzione è lunga non piùdi 30 cm (credo). Il femore. Dobbiamo mirare al femore e li toglieremmo tutti dalla circolazione.

Momento di ilarità condivisa, pacche sulla spalla e improvviso il silenzio: pochi secondi, occhi negli occhi e il pensiero che solo per un attimo potrebbe essere vero.

Un esercito in carrozzella che esce dalla porta di servizio del nostro futuro (ormai irrimediabilmente compromesso).

*citazione in prestito.

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