Imbarazzante giovinezza lamè – anche di tutù e scarpette

e già ti odiavo dal profondo
avevo piombo da sparare
se stereofonica posavo
d’imbarazzante giovinezza lamé

E’ domenica e il mio lettore mp3 è ancora rotto. Per cui mi sono arresa a caricare la musica sull’Ipod dell’Iphone (mi faccio impressione da sola a rileggere quallo che ho appena scritto) e consapevole del fatto che a partire da adesso almeno fino a quando non avrò risolto la questione lettore mp3 il mio telefono avrà un batteria della durata di 10 minuti secchi.

Ma è domenica, ancora, a me piace sentire la musica quando lavoro – si, perchè oggi ho lavorato un pochino  – e perchè mi fa stare più tranquilla pensare che il lunedì mattina cominci la domenica pomeriggio (mi allevia il trauma) pertanto la mia postazione sembra un letto di ospedale: reparto rianimazione. Cavo di alimentazione telefono, cavo per le casse, cavo per il pc e io che se mi alzo di fretta rimango appesa a testa sotto come un pipistrello….

Ho caricato un po di dischi, ma mi accorgo che in fatto di musica sono periodica (attenzione: non metodica):vado a momenti musicali, attraverso fasi e mi ci immergo fino a che ne resto anestetizzata e quindi capace di affrontare nuove frontiere.

Si tratta di fasi comunque miste, nel senso che non mi concentro solo su un disco o artista ma su un cloud (si dice così vero? Ho imparatom vero????) musicale.

Oggi è il giorno di Gomma dei Baustelle, tratto da Sussidiario Illustrato della Giovinezza.

La canto da ore, con insana convinzione e ballettando per casa. Complice il geniale video che è stato da poco girato (poichè il disco da cui è tratto è stato ri-editato, e aggiungerei per fortuna perchè secondo me è il più bello).

I Baustelle li ho visti due volte dal vivo, la prima in occasione dell’uscita di Amen, la seconda per la riedizione di Sussidiario Illustrato della giovinezza (questo concerto lo ricordo con un certo disagio perchè in quei giorni morì mio nonno e ho confusione e una certa anestesia emozionale che non mi permette di mettere a fuoco il ricordo).

A me piacciono: sto imparando ad apprezzare i giudizi personali piuttosto che le review critiche. Come ricercatrice devo lavorare di analisi critica e di recensione teorica e tutto questo lavorio mi fa perdere il sano senso di personalizzazione del modo di vedere il mondo. Ogni tanto mi piacerebbe sentire qualcuno dire: questo vino mi piace perchè il suo colore è tra quelli che preferisco, evitando di sentire frasi tipo: retrogusto…profumo…pastosità…Uffff…

Immagino che questo accada perché siamo tutti impegnati a far vedere quanto siamo  capaci nel prendere le idee altrui, ad appiccicarle a mischiarle  e a farne un riassunto sbilenco che spesso chiamiamo critica.

Per questo motivo non farò recensioni del gruppo e dei loro dischi perchè in giro ci sono tante parole e comunque basta dare una occhiata al loro sito e su bauaffair per avere un quadro un attimo più ampio…

E’ domenica, ancora, e ho deciso di andare a vedere Pina di Wim Wenders. Ero una ballerina, brava, non un talento, ma brava. Non ballo da due anni e mezzo ormai. Pina Bausch l’ha fatto fino al giorno in cui è morta.

Ballare è uno stato mentale. I miei stati mentali si sono negli ultima anni avvicendati in modo disfunzionale. Anche la mia danza. Mi aspetto all’uscita del cinema.

Nel frattempo: perchè è domenica mi alleggerisco la testa e canticchio…

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