La mistica della torta decorata

Ad un certo punto si mettono a fare gioielli e tutto intorno a te è un putiferio di collanine, orecchini braccialetti, spillette, pietre dure, argenti indiani, e corallini Swarovski. tutte, nessuna immune. Stanno li a raccontarti dei mercatini, dei pomeriggi passati con le pinzette a costruire monili, degli incontri con le amiche per monetizzare tutto questo lavoro  – ok, va bene che è terapeutico ma in qualche modo tutto ‘sto profluvio di denaro deve in qualche modo rientrare …

La verità è che magari non rientra nemmeno ma immagino faccia sentire meglio o quantomeno serva a chiudere un cerchio.

Dopodiché tutte hanno cominciato a fare torte e dolcetti decorati. Le torte all’americana, rivestite di pasta di zucchero e alte quanto me con le braccia sollevate. Se le interessate sono dotate di fortunata progenie, questa sarà destinataria di tanta arte (e non sono ironica) capace di riproporre una torta come fosse una  scultura che ricostruisca il Paese delle Meraviglie, il mondo di Harry Potter e la Terra di Mezzo tutte insieme…

Orsetti, cuori e asini di Winnie the Pooh che svettano da ogni angolo. Tempo, maestria e denaro, anche qui profuso. Ovviamente anche in questo caso esiste il risvolto economico e alcune decidono di trasformarlo in una attività…

Intendiamoci, io indosso alcuni dei monili di cui sopra (per’altro davvero deliziosi) e mangio con entusiasmo i dolci sopra detti con altrettanto piacere perché se i primi sono belli i secondi sono belli e buoni.

Tuttavia una sensazione rimane sospesa, tutte queste torte, pasticcini e gioielli non saranno mica una manifestazione, per quanto modaiola che si stia tornando indietro?

In Italia questo libro è fuori produzione.

 

 

 

 

 

 

 

Ho dovuto ordinarlo online su Bookdepository, l’ho comprato l’8 marzo del 2010 per farmi un regalo.

Non l’ho letto tutto. L’ho iniziato e poi sono stata travolta da una sequenza infinita di vita che mi ha fatto sospendere questa lettura.

In breve  – e senza velleità di recensione – descrive la società degli anni ’60 focalizzandosi sulle donne bianche, di cultura medio alta che di fatto vivono in casa occupando il loro tempo tra lavatrici  e torte di mele. Donne colte, con diploma e laurea destinate a diventare infelici e insoddisfatte. Lei analizza le dinamiche sociali ed economiche che determinano questa situazione e rilegge il ruolo femminile.

La sovrapposizione di idee  è sorta spontaneamente: le perline, gli orsacchiotti di zucchero e la copertina del libro. Immagino il volto pesante e sgraziato delle Friedan che scuote la testa e che se potesse  – è morta – ri-analizzerebbe tutte noi alla luce dei social network…

Non stiamo bene, in realtà nessuno sta bene. Ma immagino che nel momento del disagio, noi di genere femminile che partivamo con un bel po’ di passi indietro stiamo un attimo peggio.

Per questo facciamo torte e monili, ci hanno detto di andare fuori di casa: l’abbiamo fatto.

Ci hanno detto di essere migliori perché dovevi faticare di più in un mondo di uomini: l’abbiamo fatto.

Ci dicono che il tempo è avverso e che bisogna adattarsi: l’abbiamo fatto.

Ci dicono, se aspetti troppo poi non riesci ad avere figli; ma come non dovevo diventare come un uomo a sua immagine e somiglianza, lavorare tanto, essere migliore, stare zitta e nel caso, nel peggiore, essere anche carina? E poi arrivano con una frase di questo tipo: ma come mai hai aspettato tanto?

Ci dicono che forse è meglio che ognuno torni al proprio posto (si dice così nelle situazioni di emergenza: tutti al proprio posto) e inconsciamente lo stiamo facendo…

Dovrebbero dire – secondo me – tutti in fila, uno di fianco all’altro perché solo così si fa’ muro comune, senza passi avanti e senza passi indietro. Magari anche mano nella mano.

Ma immagino che sia solo una mia sensazione…magari le torte sono solo torte e i braccialetti sono solo braccialetti e farei bene a continuare a mangiare le prime e continuare a guardare i luccichini dei secondi…

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